Home COMPARTI AGRICOLTURA Vinitaly 2017, le aziende Siciliane potrebbero andare senza l’egida dell’Irvos

Vinitaly 2017, le aziende Siciliane potrebbero andare senza l’egida dell’Irvos

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Potrebbe non essere più l’Irvos, il vecchio Istituto Vite e Vino ad organizzare la partecipazione al prossimo Vinitaly per le cantine dell’Isola. L’Ente è in crisi e due fra le maggiori associazioni che raggruppano gran parte dei tradizionali partecipanti al Vinitaly stanno già dialogando direttamente con l’Ente Fiera di Verona. Per la Sicilia del vino è una rivoluzione.

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E sarebbe un fatto epocale poichè da circa trent’anni l’ente della Regione Siciliana si è sempre preoccupata di coinvolgere le aziende e gestire tutti gli aspetti logistici e organizzativi della mission delle cantine alla più importante fiera italiana. A determinare questo scenario l’ipotesi, non del tutto rientrata, da parte dell’Irvo, oggi diretto da Vincenzo Cusumano, di prospettare alle aziende un rincaro per l’acquisizione degli spazi.

Cosa sta succedendo? L’Irvo non ha più i fondi per sostenere in parte le spese, i costi sono in pratica interamente a carico delle aziende, sebbene quasi tutte partecipino sotto l’ombrello protettivo delle associazioni (Providi e Assovini) le quali possono attingere ai fondi comunitari (ex misura 133) fino a un massimo del 70 per cento delle spese. E per giunta quest’anno l’Irvo ha prospettato un rincaro medio del 30 per cento.

Da lì la scelta di trattare direttamente con VeronaFiere da parte delle singole associazioni di produttori. In tal senso Providi, l’associazione presieduta da Leonardo Agueci è già andata avanti. Ha prospettato l’ipotesi a Gianni Bruno, brand manager per il Vinitaly. Circa cinquanta delle ottanta cantine raggruppate da Providi sono pronte a partecipare. VeronaFiere ha già quantificato il costo dell’area chiesta da Providi. Secondo una stima si aggira sui 150/200 mila euro, ma la cifra non comprende i servizi aggiuntivi come le hostess, i bicchieri e il relativo lavaggio. Che potrebbero essere erogati su misura in base alle singole esigenze delle varie aziende. Ed in ogni caso non è ancora chiaro se l’Irvo si prenderà carico di questi servizi o rinuncerà del tutto all’ipotesi di gestire la mission Vinitaly. Così come è ancora aperta la delicata questione degli spazi. L’Irvo non ha ancora sciolto l’opzione per il padiglione 2 quello che da oltre quindici anni è occupato ogni anno dalle cantine siciliane. Uno spazio molto ambito. Se salta l’Irvo (che negli anni è stato un unico interlocutore per tutta la Sicilia) potrebbe saltare anche il padiglione 2. E sarebbe un danno d’immagine a tutta la Sicilia del vino che su quello spazio all’interno di VeronaFiere ha costruito parte del suo successo cominciato una ventina di anni fa. Anche Assovini ha annunciato ai propri soci un approccio diretto con i vertici di Vinitaly nel tentativo di ridurre i costi di partecipazione.

Insomma, la situazione non è serena. E richiede decisioni urgenti se è vero che è solo la Sicilia (assieme a qualche consorzio o associazione minore) a non avere definito la partecipazione all’edizione numero 51 del Vinitaly che si terrà dal 9 al 12 aprile 2017. Una bella grana anche per l’assessore regionale all’Agricoltura Antonello Cracolici perché, secondo gli addetti ai lavori, il mancato coinvolgimento dell’Irvo al Vinitaly potrebbe compromettere in modo decisivo le sorti dello stesso ente di via Libertà. Che tra l’altro ha un debito milionario proprio nei confronti di VeronaFiere per i Vinitaly di alcuni anni fa.

fonte: www.cronachedigusto.it

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