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Agricoltura di montagna, otto idee per fare reddito

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L’agricoltura di montagna può essere remunerativa. L’importante è scegliere le giuste colture e il modello di business più adatto al territorio.

Fare agricoltura in montagna è una vera impresa. Le difficoltà logistiche, la frammentazione degli appezzamenti e l’impossibilità di meccanizzare i processi rendono le produzioni poco remunerative. Se poi si aggiungono i cambiamenti climatici e le regioni che non sempre sostengono il lavoro degli agricoltori, il risultato è che anno su anno il numero delle aziende diminuisce.

“Fare agricoltura in montagna è sicuramente più difficoltoso rispetto a farla in pianura”, spiega Gian Battista Bischetti, presidente del corso di laurea in Valorizzazione e tutela dell’ambiente e del territorio montano all’Università della montagna di Edolo.
“Le possibilità per fare un’agricoltura redditizia però ci sono. L’importante è non seguire le mode e partire sempre dai punti di forza che offre il territorio. Non esiste una ricetta che vada bene per tutte le realtà, ma ogni area deve essere valutata a sé.

Progetti tagliati su misura, dunque. Gli altri due elementi fondamentali sono la capacità di fare squadra e di vendere direttamente al consumatore. “In un ambiente montano la cooperazione tra soggetti diversi è essenziale per fare reddito. Lo si vede ad esempio nell’acquisto e utilizzo di macchinari che possono essere condivisi tra più aziende”, spiega ad AgroNotizie Flavio Kaisermann, ricercatore della Fondazione Edmund Mach.
“Il secondo punto è l’accesso diretto al consumatore che può essere il turistache viene in villeggiatura in valle e acquista i prodotti locali. Ma anche gruppi di produttori che lanciano un marchio comune, definiscono standard di qualità condivisi, e portano i prodotti in città”.

Ma su quali colture o modelli di business ci si dovrebbe orientare? Ecco otto idee per fare reddito anche in montagna.

Biomasse
Negli anni scorsi c’è stato un boom, trainato dalla disponibilità di fondi pubblici, nella costruzione di centrali per la produzione di energia e calore. L’idea è quella di partire da una risorsa che abbonda in montagna, la legna, per trasformarla in combustibile.
“E’ sicuramente una opportunità interessante, ma bisogna stare attenti”, precisa Bischetti. “Ho visto impianti costruiti in zone in cui il reperimento della materia prima era difficoltoso e che alla fine oggi devono ricorrere all’import di pellet dall’estero. Non basta avere un bosco, ma bisogna avere strade per il trasporto e attrezzature adeguate”.

Erbe officinali
La melissa, la rosa canina, la camomilla, la menta, il biancospino, la lavanda e tante altre erbe hanno un alto valore aggiunto, sono coltivabili anche su piccole estensioni e senza l’ausilio di mezzi meccanici particolari. Si può vendere la materia grezza ai grossisti, ma la remunerazione è bassa. “Meglio consorziarsi tra più agricoltori e proporre direttamente i prodotti sul mercato locale, consiglia Kaisermann. “Serve di sicuro più lavoro, ma in questo modo il valore aggiunto è molto più alto”.

Zafferano
E’ chiamato l’oro rosso per il suo alto valore di mercato. E’ una pianta che si adatta bene al territorio montano, non teme il freddo né parassiti particolari. L’unica sua pecca è che richiede tanto lavoro manuale: dalla messa a dimora dei crochi fino alla raccolta dei fiori e alla separazione dello stigma.
Anche in questo caso il segreto è venderlo ai ristoranti della zona, che possono valorizzarlo nei loro menu.

Frutti di bosco
Gli italiani sono grandi consumatori di more, lamponi e mirtilli. Questi piccoli frutti vengono per la maggior parte importati surgelati dall’Est Europa. Ma la loro coltivazione in zone montane, anche in terreni marginali, può essere conveniente.
Il prezzo elevato di mercato, specie per il prodotto fresco venduto in loco, lo rende una coltura da non sottovalutare.
Per maggiori informazioni la Fondazione Fojanini.

Goji
Parlando di piccoli frutti non si può non citare il goji, una pianta che sta avendo un enorme successo negli ultimi anni. Le sue bacche hanno interessanti proprietà nutraceutiche che ne fanno un alimento prediletto da tutti coloro che stanno attenti all’alimentazione. Anche il goji è una pianta rustica, che non necessita di particolari trattamenti, e le cui bacche hanno un prezzo di mercato elevato.

Multifunzionalità
Il segreto per avere una azienda agricola in salute, in pianura e ancora di più in montagna, è non dedicarsi ad una sola coltivazione e ad una sola attività.
“L’azienda agricola multifunzionale non solo assolve alla sua funzione primaria, cioè coltivare la terra o allevare bestiame”, spiga Bischetti. “Ma anche ad altre funzioni come quelle didattiche, di cura del territorio o diinclusione sociale.
C’è poi sempre la possibilità, legata al turismo, data dagli agriturismi o da altre forme di ospitalità.

Albergo diffuso
Questo concetto ha avuto un grande boom negli anni passati, ma è stato spesso travisato. “Non significa diventare affittacamere, continua Bischetti. “Il concetto di albergo diffuso è legato ad uno o più imprenditori che anziché avere tutta la struttura ricettiva collocata in un unico palazzo hanno invece camere divise su più strutture, magari nel centro storico di un piccolo borgo a vocazione turistica, con una reception e solo alcuni servizi centralizzati.

Canapa
E’ una coltura versatile, rustica e dalle potenzialità economiche elevate.“In montagna bisogna optare per piante a taglia bassa, come la Finola, che può essere trebbiata con le macchine usate per i cereali”, spiega Kaisermann. Si può coltivare almeno fino 1200 metri di altitudine, su terreni marginali, e non richiede particolari cure. Dai semi di canapa si può ottenere olio ad uso alimentare o cosmetico e farina. I semi, edibili e dal grande potere nutritivo, possono essere venduti direttamente oppure miscelati ad altri cereali e piccoli frutti essiccati per fare il muesli.

fonte: AgroNotizie

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